La comunità parrocchiale di Pietralacroce si è riunita questa mattina nel Centro Polifunzionale del quartiere per partecipare alla Santa Messa, con cui si è conclusa la visita pastorale dell’Arcivescovo iniziata lunedì 10 febbraio. Mons. Angelo Spina ha ringraziato il parroco don Paolo Spernanzoni, i fedeli e i gruppi parrocchiali incontrati durante la settimana, e li ha invitati a mettere al primo posto la parola di Dio, al centro l’Eucaristia, e a vivere la comunione, con una particolare attenzione alle persone più fragili e ai giovani. «Senza Eucaristia non possiamo vivere – ha detto l’Arcivescovo – ed è bello che in questa parrocchia ogni settimana c’è un gruppo che fa la lectio divina sulle letture della domenica. Vi invito a vivere la comunione e ad avere un’attenzione particolare verso i più deboli e verso le nuove generazioni. I giovani non sono il futuro, sono il presente e la nostra speranza. È quindi importante camminare insieme, come ci indica il cammino sinodale. Chi cammina da solo arriva primo, ma chi cammina con gli altri arriva lontano».
Durante l’omelia, l’Arcivescovo ha concluso anche la catechesi sul Credo Apostolico, iniziata lunedì all’inizio della visita pastorale e proposta ogni pomeriggio durante la celebrazione eucaristica. Ha quindi spiegato la parte in cui si recita “Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica” e il significato delle insegne episcopali. Ha poi donato una casula alla parrocchia che, per ringraziarlo della visita, gli ha donato un paio di racchette da camminata. Come ha spiegato una giovane scout «sono un segno del nostro affetto e della nostra riconoscenza. Simboleggiano il cammino di fede che ogni giorno percorriamo, guidati dalla Parola e dal suo ministero. Che ogni passo sia illuminato dalla luce del Signore e che questo dono possa accompagnarla nei suoi percorsi».
Anche Mons. Angelo Spina ha ringraziato la comunità di Pietralacroce e ha ricordato tutti gli incontri vissuti durante la settimana: con il consiglio pastorale e quello per gli affari economici, la corale, i ministri straordinari della comunione, gli ammalati e gli anziani, i catechisti e il gruppo Teenformo, i capi scout, i gruppi “Comunità di base”, “Arcobaleno” e “Parola di vita”. L’Arcivescovo ha visitato anche le scuole (infanzia e primaria) e ha vissuto con la comunità tanti momenti di preghiera: la messa quotidiana, l’adorazione eucaristica e la lectio divina comunitaria.
Sabato 15 febbraio ha incontrato anche gli scout (Branco e Reparto) e li ha invitati a crescere «belli, buoni e beati, cioè felici. Sarete felici nella misura in cui saprete fare il bene agli altri. Quando ci doniamo ci arricchiamo, se invece pensiamo solo a noi stessi siamo tristi. La condivisione è una festa. Gesù ci ha insegnato a volerci bene e ad aiutare il prossimo. Camminare da soli non è una buona cosa, perché chi è vicino ti aiuta a rialzarti. Vi auguro quindi di crescere insieme e di amare il prossimo. Siate sempre pronti a fare qualcosa di bello per gli altri». L’incontro si è concluso con la preghiera de lupetto e la benedizione dell’Arcivescovo che ha poi incontrato “La Carovana”, formata da circa 70 persone tra volontari e persone con disabilità che condividono insieme momenti di gioia e amicizia. L’associazione ha la sede nel Centro polifunzionale di Pietralacroce, dove ogni sabato vengono organizzati degli incontri con lo scopo di stare bene insieme in un clima di allegria, affetto, condivisione e aiuto reciproco. I volontari e i ragazzi hanno cantato il loro brano “Carovana di Dio” che cantano all’inizio di ogni loro incontro e si sono presentanti dicendo ognuno il proprio nome. Anche Mons. Angelo Spina ha suonato la chitarra, ha cantato con loro due canti, e li ha benedetti.
Un altro bell’incontro della settimana è stato quello con i bambini del catechismo e i loro genitori. L’Arcivescovo ha preso la chitarra e ha cantato con loro “Io ho un amico che mi ama”. «I figli sono un dono di Dio – ha sottolineato Mons. Angelo Spina – e i genitori sono chiamati a trasmetter loro la fede. Oggi purtroppo la società vive di narcisismo, individualismo ed egoismo, e stiamo vivendo un tempo in cui gli adulti hanno abbandonato l’impegno educativo di trasmettere la fede. Non si prega più in famiglia. È invece importante riscoprire la preghiera insieme. Se i genitori insegnano la preghiera del Padre nostro, i figli capiscono che c’è un Padre che li ama e che siamo tutti figli e quindi fratelli».
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